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Metaverso, lo scetticismo e l'interesse degli italiani

Un'analisi sulla divisione della popolazione sul tema del metaverso. Tra interesse e criticità, conoscenza e poco interesse, vediamo cosa ci dice la ricerca


Sensemakers ha effettuato una ricerca per valutare il livello di conoscenza, percezioni e aspettative sul metaverso da parte della popolazione italiana.

I dati dell’analisi evidenziano una forte polarizzazione delle posizioni rispetto a sesso, età e livello di istruzione.


I giovani, 18-24 anni, sono la categoria che più si dice interessata al metaverso, dichiarando di conoscerne il funzionamento.

L’interesse da parte degli italiani è molto alto, identificando le maggiori opportunità fornite dalla nuova tecnologia nella possibilità di realizzare esperienze superando i limiti fisici spazio-temporali della vita reale.


Sono forti però anche le criticità, per cui sarebbero diversi i rischi a cui il metaverso ci espone, dal troppo potere in mano alle aziende tecnologiche al timore di nuove disuguaglianze sociali ed economiche.


Sensemakers, società di consulenza specializzata nell’analisi dei media e dei comportamenti digitali, ha realizzato una ricerca su un campione rappresentativo della popolazione italiana per valutare il livello di conoscenza, percezioni e aspettative sul metaverso.

Dall’analisi si evidenzia un quadro molto variegato e complesso, con forte grado di polarizzazione delle posizioni rispetto al sesso, all’età e al livello di scolarizzazione.


Un italiano su quattro sostiene di sapere cosa sia il metaverso. La percentuale è più alta fra gli uomini rispetto alle donne, ma sono i giovani, 37 per cento, ad essere tra i più consapevoli e interessati. La percentuale scende progressivamente con l’aumentare dell’età degli intervistati.


Il livello di istruzione incide notevolmente: la maggior parte dei soggetti più informati ha un titolo di studi elevato. Il 62 per cento degli Italiani dichiara di essere interessato al metaverso, la percentuale sale al 70 per cento per gli uomini, all’80 per cento per i giovani nella fascia d’età 18-24 anni, ma scende al 55 per cento per le donne.

Gli interessati identificano le maggiori opportunità di questa nuova tecnologia nella possibilità di realizzare esperienze superando i limiti fisici spazio-temporali della vita reale.


Il 51 per cento degli intervistati ritiene che il metaverso non sia solamente un ambiente completamente virtuale e digitalizzato ma una realtà parallela in grado di incidere sulla vita reale e in cui poter potenzialmente svolgere le stesse attività della quotidianità.

Dal punto di vista degli investimenti da parte delle imprese italiane nella tecnologia, il 56 per cento degli italiani ritiene che le aziende facciano bene ad investire negli spazi virtuali, perché “ci porterà a fare cose impossibili nella vita reale” e perché “ci semplificherà il lavoro e le relazioni”. Il 44 per cento, invece, ritiene che le aziende farebbero invece meglio ad investire su cose reali per risolvere problemi veri. Questa posizione è sostenuta soprattutto da donne.


Secondo gli intervistati ad avere più successo nel metaverso saranno i social network, i produttori di device tecnologici e le società di giochi online.


Dall’analisi di Sensemakers emerge come la maggioranza degli intervistati ritenga che i maggiori rischi derivino proprio da una delle caratteristiche alla base del metaverso: la fuga dalla realtà. Nello specifico immaginare il questo spazio come un rifugio virtuale per sottrarsi alla vita reale e alla quotidianità. Le criticità provengono dalle valutazioni dei possibili impatti sociali.


I risultati della ricerca mostrano come il 43 per cento del campione ritiene che il metaverso aumenterà in modo sproporzionato il potere delle società tecnologiche rispetto alle istituzioni della vita reale.

Un’altra criticità consiste nel rischio che si amplifichino ulteriormente diseguaglianze economiche e sociali. Come sottolinea Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers:


“Alcuni segnali di diffidenza evidenziati dai segmenti femminili e più maturi non vanno tuttavia sottovalutati soprattutto in un Paese come il nostro dove il digital divide è ancora forte. Anche perché la percezione comune è che il metaverso potrebbe amplificare squilibri e diseguaglianze del mondo digitale proprio in una fase in cui l’attenzione delle aziende al purpose e ai problemi della vita reale è particolarmente alta”.

A questo proposito è solo il 14 per cento degli intervistati a ritenere che il metaverso possa essere uno spazio virtuale davvero libero, senza regole, vincoli e codici di comportamento. È interessante vedere come le persone sentano il bisogno di una regolamentazione dello spazio virtuale a protezione da possibili pericoli.


Il 35 per cento dei partecipanti ritiene che debbano essere le istituzioni che regolano la vita reale a disciplinare anche quella virtuale. Il 28 per cento, invece, sostiene che debbano essere gli utenti delle comunità virtuali a stabilire le regole. Il restante 23 per cento crede che a guidare il metaverso saranno le stesse piattaforme tecnologiche che creeranno gli ambienti virtuali.



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