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Il Regno Unito emetterà il primo NFT di stato

Un'operazione volta ad un approccio lungimirante sul mondo dei token e crypto, per un governo che vuole una finanza aperta e decentralizzata


Un piano ragionato e strutturato quello del Regno Unito che è pronto a lanciare il primo “Nft di Stato”. Non solo quello inglese è vero, anche se di diversa fattura è l'operazione che il governo ucraino che nei giorni scorsi ha messo in piedi un progetto per finanziare le spese della guerra contro la Russia con alla base degli Nft. Si chiama Meta Museum History of War e, fra l’altro, metterà in vendita 54 Nft che documentano l’invasione del paese. Ogni Nft include l’opera di un artista, locale come internazionale, ispirato a un titolo giornalistico o a un tweet che ben abbiano riassunto uno dei momenti immortalati. Tuttavia si tratta di un’operazione messa in piedi in emergenza, orchestrata per raccogliere fondi da spendere per l’esercito e la popolazione.


Ma questa è un’operazione ben più ampia che punta a rinverdire l’immagine del paese anche come hub per criptovalute e digital token, il Cancelliere dello Scacchiere Richi Sunak ha annunciato che il Royal Mint, la zecca statale, emetterà il primo non fungible token britannico la prossima estate. Difficile per il momento saperne di più anche se il segretario economico al Tesoro John Glen ha spiegato che il token sarà un simbolo dell “approccio lungimirante” che il paese sta adottando nei confronti del mondo cripto in tutte le sue declinazioni.


Il governo punta anzitutto a creare un “panorama normativo dinamico” che sia al contempo in grado di fornire garanzie agli investitori e ai risparmiatori e di non ostacolare la crescita di un settore da molti ritenuti inaffidabile e ideale per truffe e riciclaggio di denaro. Impresa, insomma, non da poco. Ad esempio, è in cantiere una serie di norme per accettare le cosiddette “stablecoin” all’interno del network di pagamenti del paese.

Una stablecoin è una valuta digitale ancorata a un'attività di riserva stabile come il dollaro statunitense, l'oro o in questo caso la sterlina. Questo ancoraggio permette loro di schivare almeno in parte l’estrema volatilità che caratterizza valute come i Bitcoin o gli Ether. Un ponte fra le criptovalute e le valute tradizionali.

La strategia prevede poi di eliminare i disincentivi rispetto ai fondi d’investimento che puntano anche sugli asset cripto e fornire un qualche tipo di status o riconoscimento alle organizzazioni autonome decentralizzate, quelle realtà che per definizione non hanno un organismo centrale di controllo. Il primo Nft di Stato, insomma, sarà l’emblema di questo sforzo politico, normativo e finanziario.


La Financial Conduct Authority, cioè l’organismo di regolamentazione finanziaria del paese, ha già messo a punto una cosiddetta “sandbox” normativa, cioè un insieme di strumenti, parametri e regole generali che dovrebbe dare i primi frutti il prossimo maggio. Non solo: il governo sta anche mettendo in piedi un gruppo specializzato nel settore, un Cryptoasset Engagement Group che includerà rappresentanti della Fca così come della Banca d’Inghilterra e delle imprese. Un lavoro molto ampio con cui la Gran Bretagna vuole ricostruire la sua reputazione di hub finanziario internazionale anche nel nuovo (e scivoloso) mondo della finanza decentralizzata.



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